Ogni anno succede sempre la stessa cosa. In occasione delle ferie estive , ma anche di Natale, orde di vacanzieri invadono Bali e ne fanno scempio. Se si osservano all’aeroporto mentre superano gli sbarramenti della dogana, sembrano viaggiatori sperduti, cittadini remissivi. I doganieri, i facchini, i taxista, gli operatori turistici, che li attendono all’uscita, approfittano della loro stanchezza e del momento di confusione iniziale, per arraffare tutto quello che è possibile: una bottiglia di whisky portata oltre il consentito,un cambio di valuta fuori dalla realtà, una inammissibile tariffa di taxi.
Questa fase di sbandamento, però, dura poco: basta prendere posto in albergo, aprire la valigia e farsi una bella dormita perché tutto diventi diverso. L’indomani mattina con le energie recuperate ed il sole che splende nel cielo tutto gira in modo diverso. Cambia la musica. Il nuovo arrivato, da turista aggredito, si trasforma in aggressore. Improvvisamente scopre che i soldi che si porta addosso, nascosti in una tasca segreta degli slip, valgono di più, molto di più di quello che aveva immaginato. Con quel piccolo capitale può permettersi tutto quello che vuole, persino di essere generoso con la propria compagna.
Al di fuori dei sistemi di riferimento abituali, senza il controllo sociale del gruppo a cui appartiene, può permettersi di fare tutto. Proprio tutto: feste che si prolungano nel cuore della notte, ristoranti eleganti, abiti stravaganti e tatuaggi su tutto il corpo. C’è chi si spinge oltre e si concede una sniffata -“Tanto sono in vacanza!” - anche se da queste parti c’è la pena di morte per chi viene trovato in possesso di droga.
Questa gente che, magari ha risparmiato un anno intero per consentirsi una vacanza diversa, adesso si sente come un cane libero e pensa di potersi permettere tutto quello che vuole. Posteggia l’automobile in doppia e tripla fila; strapazza la motocicletta che ha noleggiato perché tanto non è sua; mette i piedi sul tavolo del ristorante perché nessuno oserebbe chiedere di toglierli. Si mette in condizioni di sfidare il mondo creando intorno a sé una conflittualità latente, esplosiva. La nevrosi che si porta da casa, che le vacanze dovrebbero contribuire a scaricare, aumenta di intensità giorno per giorno e lo porta ad uno stato confusionale. Oramai di notte non dorme più perché ha un sacco di cose da fare ma soprattutto perché è preda dell’insonnia. La differenza di fuso orario fra il suo paese di origine e quella di Bali non c’entra più niente. Il jet - lag è fuori discussione. C’entra, invece, il timore di poter perdere, dormendo, qualche cosa di importante. È difficile dire che cosa ma, molto probabilmente, non si tratta di cose che hanno a che fare con le tradizioni di Bali e lo spirito che caratterizza la sua vita.
In poco tempo, infatti, fra loro a Bali, persino quella che sono riusciti ad invadere e a colonizzare, si crea un irreparabile scollamento e, anche per questo, incominciano a lamentarsi. Il mare - dicono - non è bello come quello della Sardegna, il traffico è caotico, non ci sono vigili agli incroci e la polizia è presente in misura inadeguata sulle strade. Pretendono il rispetto di diritti che non hanno e non hanno mai avuto.
Tutto ciò, per chi vive abitualmente a Bali, ha dell’incredibile. Se la loro ricchezza non fosse indispensabile all’economia dell’isola - il fatturato che producono in quaranta giorni serve a molti piccoli imprenditori e aziende per vivere un anno intero - verrebbe voglia di dire loro: “ Ma tu che ci stai a fare qui?!” Oltre a mettere a ferro e fuoco questa terra gentile hai il coraggio di lamentarti. In questa terra non abbiamo bisogno di vigili agli incroci e di poliziotti per le strade. La nostra isola è ordinata e serena. Non abbiamo nessuna intenzione di trasformarla in una caserma solo perché un branco di maleducati confonde il nostro territorio con un terreno di conquista. Da queste parti la gente ha bisogno dei vostri soldi per sopravvivere, non della vostra inciviltà.
I balinesi sanno quello che sono, quello di cui hanno bisogno per essere se stessi. Per questo coltivano le loro tradizioni, rispettano i valori dello spirito che privilegiano su quelli della materia.
Quando tornerete alle vostre case e mostrerete ai vostri familiari e amici le fotografie con gli uomini e le donne di Bali, vestiti da cerimonia, rimarrete stupiti della loro dignità e bellezza ma non riuscirete a spiegare correttamente quello che c’è dentro di loro solo perché non siete stati in grado di capirlo quando erano accanto a voi. Bali vi ha sempre detto di sì e non ha mai preteso di essere capita perché voi sapevate già tutto.
Dal momento in cui siete arrivati, senza che neppure ve ne rendeste conto, la gente di Bali vi ha preso per mano e vi ha fatto scoprire quello che voi cercavate. Niente di più. Poi vi ha accompagnato alla partenza, salutato con un sorriso e, malgrado i vostri mugugni, vi ha fatto partire soddisfatti della vostra vacanza.Adesso che incominciata ieri a ricordarla diventate consapevoli che difficilmente ne vivrete una uguale. Ancora una volta i barbari sono tornati sotto i loro cieli plumbei, nelle strade presidiate da polizia e militari, a fare lavori sempre più precari e mal pagati, senza capire che nel mondo si può vivere in un modo diverso.
Stefano Sguinzi
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